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Nel 1808 – duecento anni fa, mese più mese meno – si apriva la grande pagina storica della resistenza anti-napoleonica dei popoli iberici. L’occupazione militare franco-napoleonica infrangeva istituti civili secolari e urtava contro il profondo senso religioso degli spagnoli. Come in altre parti d’Europa e segnatamente nell’altra penisola europea, l’Italia, l’insorgenza popolare divampò impetuosa. Fu un conflitto che si definirebbe oggi «endemico a bassa intensità» che vide da una parte le comunità ispaniche sollevate in armi sotto la guida – qui sì – di preti e di religiosi, appoggiate talora da truppe inglesi, e, dall’altra, l’esercito di Giuseppe Bonaparte, affiancato da formazioni dei regni satelliti, fra cui il Regno Italico del nipote Eugéne de Bauharnais. Fu una guerra atroce e spietata, segnata da fanatismi antagonisti, che conobbe la guerriglia – la guerrilla, la piccola guerra, appunto –, ma anche battaglie campali e assedi di grandi città. L’anniversario è rievocato dal giovane storico spagnolo don Ángel Martín Rubio che si sofferma sull’eroica figura del vescovo-martire mons. Juan Alvarez de Castro.